GACS e Servicing: lo stato dell’arte e le opportunità per l’industria NPL

 

L’industria dei NPL non si ferma mai.

Nelle ultime due settimane, infatti, i protagonisti del mondo del credito deteriorato hanno avuto numerose occasioni per fare il punto della situazione sulle dinamiche e i trend dell’industria NPL. Ma andiamo con ordine.

L’ottava edizione dell’NPL Meeting, l’evento di Banca IFIS leader in Italia e in Europa per il mondo dei NPL e del bank restructuring, dal titolo “Run The Industry”, ha bloccato le agende di tutti gli operatori per due giorni. Il 26 e 27 settembre il Lido di Venezia ha fatto da cornice all’edizione più ricca di sempre: 60 workshops, 26 speakers, 5 roundtable e oltre 1000 partecipanti hanno animato il Palazzo del Cinema e l’Hotel Excelsior con riflessioni e approfondimenti sul futuro del mercato dei crediti deteriorati. La Main Conference del 27 settembre ha toccato i principali temi legati al mondo dei non-performing loans: si è parlato della regolazione del mercato NPL, delle modalità di recupero del credito, di GACS, dell’impatto di AI e blockchain sui processi di recovery e infine UTP.

Questi trend, al centro della discussione ormai da mesi, necessitano di nuove chiavi di lettura per essere interpretati. L’NPL Meeting 2019 ha dato il via al confronto: queste tematiche sono tornate poi sotto la lente di ingrandimento con il Global NPL 2019, evento internazionale organizzato da Smithnovak che si è tenuto a Londra i primi di ottobre. Riccardo Sigaudo, Head of Transactions di IFIS NPL Gruppo Banca IFIS, ha partecipato in qualità di speaker al panel “Investor Servicing Pairing”.

Il dibattito ha toccato diversi punti, primo su tutti la questione GACS: “I primi feedback sull’andamento delle GACS li abbiamo ricevuti durante l’Italian Restructuring Forum del 2018, nel quale è stato dedicato un focus particolare alla performance dei deals coperti da garanzia statale. Se vogliamo analizzare i dati aggiornati però, dobbiamo focalizzarci sulle 14 operazioni assistite da GACS il cui rating è stato rilasciato da Moody’s: 5 su 14 hanno performato sopra le aspettative in relazione alle stime di recupero a business plan; gli altri 9 deals invece, hanno reso meno di quanto preventivato (il risultato peggiore lo ha ottenuto il deal Elrond (Creval) chiuso a 1.4 miliardi, registrando un -27,7%)” ha commentato Sigaudo.

La discussione si è poi concentrata sui servicer e sulle alte aspettative che il mercato ripone nei loro confronti: “Alla fine di luglio 2019 i Bad Loans in Italia ammontavano a €246 bn, in particolare:

  • €90 bn di crediti deteriorati lordi ancora presenti nei bilanci delle banche;
  • €166 bn di NPL transati dal 2015 ad oggi (solo nel mercato primario);
  • €10 bn di recupero stimato.

Se includiamo gli UTP, come riporta l’ultima edizione del Market Watch NPL di Banca IFIS presentato nel corso di NPL Meeting, la massa critica che l’Italia deve gestire ammonta a €330bn.”

La discussione si è focalizzata poi sulle sfide che i servicer dovranno affrontare per continuare a giocare un ruolo da protagonisti: “La vera sfida, per quest’anno e per quelli a venire, consisterà nel rispettare i cash flow indicati nei business plan. Inoltre, nel lungo periodo, si prospettano scenari interessanti, dato che:

  • I primi 10 player gestiscono circa il 78% dei €330bn sopracitati e ad oggi, il servicing in conto terzi rappresenta il pivot attorno al quale si sta evolvendo l’industria del credito deteriorato italiano;
  • Inevitabilmente, una market share così significativa può far emergere processi di concentrazione e, allo stesso tempo, i big player potrebbero valutare l’acquisizione di servicer più piccoli con l’obiettivo di raggiungere economie di scala e riduzione dei costi, il tutto in un contesto che fa degli investimenti massivi in IT una priorità;
  • Infine, considerate le transazioni previste nel 2019 (€46 bn, di cui €35bn connessi a transazioni che verranno chiuse entro la fine dell’anno) i servicer indipendenti che offrono un range di servizi che coprono tutte le tipologie di NPL potranno ritagliarsi abbastanza spazio per giocare un ruolo da protagonisti e diventare la vera sorpresa del mercato e Banca IFIS, in questo scenario, è pronta a diventare un punto di riferimento del settore” ha riferito Sigaudo.

Il panel si è concluso con una riflessione sull’evoluzione del mercato NPL per il 2020: “Prestiti e PIL sono correlati: più il PIL crescerà lentamente, più i non-performing loans cresceranno, meno le banche erogheranno nuovi prestiti. Questo spiega perché dobbiamo guardare con attenzione a questo fenomeno.

Come indicato dalle previsioni fornite dall’ultima edizione del market Watch NPL di Banca IFIS, il tasso di deterioramento dei crediti è tornato ai livelli pre-crisi, anche se gli operatori continuano ad osservare con attenzione la trasformazione di UTP in NPL. In questo scenario, il peso dei debitori corporate e individuals nei portafogli NPL è mutato: se nel 2010 la loro presenza era bilanciata (4,8% vs 3,8%) a 9 anni di distanza i numeri sono cambiati (9,2% vs 4,0%). Come confermato dalle transazioni effettuate lo scorso anno, caratterizzate per il 74% dalla presenza di portafogli corporate, prevediamo un’ulteriore crescita del peso di quest’ultimi all’interno delle transazioni di portafogli NPL anche per il 2020” ha concluso Sigaudo.